|
TUTTO DA BALLARE IL NUOVO LAVORO DI GLORIA ESTEFAN CON CUBA NEL CUORE - Sara Casassa Gloria Estefan è uno scricciolo di donna: ha un corpo minuto e aggraziato, gli occhi illuminati e intensi, la voce profonda e ferma. Ed è proprio quella voce, così diversa da quella melodiosa della cantante, che svela la sua personalità di piccola grande-donna, forte e schiva, a cui ancora adesso tremano le gambe quando sale sul palco. Oggi è una star della musica internazionale, la regina del pop in salsa cubana "Made in Miami": 18 album, 3 compilation, venti milioni di dischi venduti in tutto il mondo e ora il nuovo album "gloria!", 16 brani di travolgente disco-dance Anni 70/80 mixata con vari generi musicali che vanno dal rap ai ritmi afro-cubani. Figlia di un esule anticastrista, quando Gloria nel 1959 arriva a Miami ha solo 2 anni. Ma le sue radici cubane restano, affondando nella musica che ha ascoltato in casa fin da piccola e nella nostalgia dei racconti dei genitori. Ed è cresciuta anche con quella forte fede anticastrista che accomuna tutti gli esuli cubani di Miami. Durante l’intervista, anche parlando di musica, il suo pensiero corre sempre a quell’isola, per lei così lontana e così vicina. Ma nel nuovo album c’è anche molto divertimento e voglia di sperimentare: per esempio il rap con Wyclef Jen dei Fugees nel brano "Don’t release me". Come è nato questo ultimo album? "All’inizio doveva essere una compilation remixata dei miei hit, ma quando mi sono trovata in sala registrazione con amici vecchi e nuovi ho sperimentato generi diversi. Mi è piaciuto tanto fare rap, ma adoro anche la dance e i ritmi latini della mia terra". Lei vive da sempre a Miami, ma continua a sentire un forte legame con Cuba. Perché? "Cuba è un posto unico: un miscuglio di razze e di culture che la rendono estremamente stimolante. Ma è un luogo dove purtroppo non posso andare. C’è un canzone nel nuovo album, "Cuba libre" che parla di questo. Non ho mai potuto visitare il mio Paese, vedere il posto dove sono nata, cantare per la mia gente. E questo mi rende molto triste. Quale è il suo sogno per Cuba? Che la gente possa avere la stessa libertà che ho avuto io: avere libere elezioni, libertà di culto, senza essere arrestata o espulsa, costruire il proprio futuro economico. Ma ci vorrà almeno una generazione per riconquistare la consapevolezza dei diritti democratici, perduti in 40 anni di dittatura castrista. Pensa che Fidel non abbia fatto niente di buono per Cuba? "Credo che l’idealismo dei primi anni sia stato travolto dalla sua sete di potere e di onnipotenza. Fino a quando ci sarà lui le cose per Cuba non possono cambiare". |